Miles Cleret e i suoi amici hanno fatto scoprie la vostra musica nel mondo occidentale, com’è stato per voi sapere che i vostri dischi sono disponibili nel mondo intero?
Ripeto, noi restiamo degli eterni bambini, quando sono arrivati per comprare le canzoni, queste non rappresentavano più niente per noi, hanno detto che avrebbero pagato 110 franchi o 110 dollari a canzone, non ricordo…L’essenziale per noi era prendere i soldi rapidamente e lasciarli ripartire, eravamo in una situazione difficile, i Poly all’epoca non suonavano più regolarmente. Loro sono venuti e abbiamo pensato è una fortuna, abbiamo preso i soldi, i loro assegni e sono andati via, ma è quando i dischi sono usciti che abbiamo capito che era molto importante, che era sbagliato il modo in cui li abbiamo lasciati andare, che ne avremmo dovuto discutere molto di più per capire, non avremmo dovuto dire: “Voi volete dei dischi, predeteli, sono delle canzoni che abbiamo sfruttato per quarant’anni e non ci dicono più niente, potete poratarvele”. Dunque abbiamo trovato utile quello che Samy Ben Redjeb ha fatto, ci ha veramente dato molto ha permesso al pubblico europeo di scoprire che c’è una vecchia orchestra che esisteva e che aveva fatto delle cose positive, che era rimasta nell’anonimato nel suo paese. Noi l’abbiamo considerata un’opera di Dio, da noi si dice che Dio, il mio Dio, non viene sulla terra ma passa attraverso un essere umano. Dio ha voluto fare del bene ai Poly Rythmo mentre eravamo ancora qui, ed è passato per un essere umano: Samy Ben Redjeb, noi lo ringraziamo e gli rendiamo omaggio ancora oggi.
Lo scorso anno avete fatto delle tournées in Europa, in Brasile, negli Stati Uniti. Dove avete trovato il miglior feeling con il pubblico?
È stato in Brasile ..aah! a Salvador de Baia, oh! Popolo meraviglioso! Voi credereste di essere in Benin, sono fantastici a Salvador de Baia, davvero c’è lo stesso clima che da noi, la stessa accoglienza, lo stesso modo di vivere, gli stessi modi, anche quello che mangiamo a Cotonou l’abbiamo trovato a Salvador de Baia, eravamo a casa nostra, era meraviglioso essere a Salvador de Baia per un beninese.
Con Elodie Maillot avete fatto la registrazione a Parigi. Com’è andata la produzione del nuovo disco, com’è andata nello studio con gli strumenti analogici, com’ erano le sessioni di registrazione?
É stato un pò difficile per noi dal momento che avevamo scelto di introdurre nuove canzoni e conservare qualche vecchio brano per rispecchiare l’apprezzamento che il pubblico europeo aveva dei Poly Rythmo. Il nostro probelma era quello di poter rendere esattamente i pezzi che volevamo riprendere senza creare delle differenze che facessero si che le persone non vi si ritrovassero dentro. Bisognava avere la stessa sonorità, il senso della chitarra, la canzone, i fiati, bisognava che tutto concordasse, ciò ci ha tenuto un pò sulle spine e appena abbiamo finito e abbiamo constatato che non ci eravamo allonatanati troppo dall’obbiettivo principale ci siamo detti “Amen”… Ecco è andata bene. Poi Elodie era lì e ci ha intrattenuto benissimo nello studio avevamo le birre e tutto il resto, diceva “Ragazzi dateci dentro!” Era come un affare di famiglia è andata molto bene. Poi le nuove canzoni sono andate meglio delle vecchie. Perchè per quelle vecchie, come vi ho spiegato, bisognava rispettare un certo spirito e questo ha avuto successo. Quando io sento i grandi giornalisti dire: “Va bene, il suono è buono” io dico: “Abbiamo vinto”.
Fra i menbri del gruppo adesso ce ne sono alcuni che sono lì dall’inizio e poi ci sono altre generazioni di Poly Rythmo, puoi dirci chi è nel gruppo adesso e da quanto tempo sono nei Poly Rythmo?
Il gruppo, come sapete, esiste da quarantadue anni e abbiamo perso molti compagni strada facendo, bisognava rimpiazzarli affinchè l’orchestra continuasse ad esistere è così possiamo contare ancora cinque persone molto anziane, tre dell’epoca della fondazione dell’orchestra, un’altro che è venuto due o tre anni dopo, e un’ altro che è arrivato dieci anni dopo. Dunque siamo ancora in cinque ad esere lì dall’inizio e ad essere rimasti. Siccome il batterista è morto abbiamo dovuto rimpiazzarlo con un giovane, il chitarrista è morto, l’abbiamo rimpiazzato con un giovane, abbiamo perduto dei cantanti, il nostro migliore cantante è deceduto qualche anno fa, quindi bisognava sostituire a questi decessi altre persone affinchè l’orchestra continuasse ad esistere, perchè non abbiamo che questo per vivere e non ci siamo arresi. Abbiamo continuato e abbiamo fatto qualche disco, non c’erano più produttori in Benin, allora ci siamo detti: “Bene, continuiamo a suonare” utilizzando il repertorio che avevamo già ed è così che nuove persone sono venute e le anziane sono ancora qui aspettando di non esserci più. Sono ancora lì e continueranno a preparare i giovani per il cambio affinchè domani il cambio dei Poly Rythmo sia assicurato.
“Gbeti Madjro” è cantata nel nuovo disco da Angélique Kidjoh: potreste spiegare la storia di questa canzone, è un classico dei Poly Rythmo…
“Gbeti Madjro” è la canzone che ci ha lanciato, era uscita nel Sessantotto, e nel Sessantanove, grazie a questa canzone che ha fatto il giro del mondo, facevamo delle tournées, suonavamo in Niger, in Douata. Perchè tutti volevano vederci. L’ultima volta che eravamo in studio abbiamo registrato e poi siamo rientrati a Cotonuou, Elodie e Angélique Kidjoh sono amiche, Angélique ha saputo che noi eravamo passati dallo studio e ha detto: “Non è possiblie, questi sono dei miei anni, sono loro che mi hanno aiutato quando ero giovane, bisogna che faccia qualcosa su questo album”. E’ andata via con Elodie, ha cercato il pezzo in cui poteva dare il meglio di sé e ha scelto “Gbeti Madjro” per apportare la sua partecipazione e la sua coscienza intellettuale a questa canzone. Questa canzone è ricordata da tutti in Benin, perchè parla della realtà quotidiana, parla della gente cattiva, parla di quelli che vivono con te, che mangiano con te, che bevono con te ma che appena si alzano fanno in modo che tu non possa evolvere, poi ti diranno “è il destino”. Orbene, non è il destino, sono loro! L’autore dice nella canzone: “Nessun destino è così altrove” perchè soltanto da noi è così? Perchè in Niger non si incontra lo stesso destino? perchè in Costa d’Avorio e a Parigi non è lo stesso destino? Le persone hanno successo, io avrò successo, noi avremo successo, voi siete là a silurare, a fare delle cose occulte per trattenerci. La canzone dice che nessun destino è lo stesso in nessun posto, colui che lavora deve evolvere, se non evolve c’è qualcosa che non va ed è il suo vicino che generalmente è al di sopra che tira le corde verso il basso.
Come avete conosciuto i Franz Ferdinand?
Li abbiamo connosciuti tramite Elodie Maillot che nel suo lavoro di giornalista ha incontrato i Franz Ferdinand. I Franz Feridinand le hanno detto che gli piacevano i Poly Rythmo e che siamo stati alla base della loro ispirazione. Allora quando lei ci ha portati a Parigi nel 2009 ci ha detto che sarebbe stato buono fare un lavoro loro e siccome non si finisce mai di imparare ci siamo detti: “Questi europei ci interessano, cerchiamo di lavorare con loro per vedere se possiamo imparare qualcosa”. Ed è quello che è successo, abbiamo lavorato insieme e abbiamo fatto insieme un concerto a Marsiglia, al Marsatac, poi siamo entrati in studio e abbiamo composto una canzone insieme “Lion is burning”. Questi ragazzi ci hanno dato molto perchè hanno un’altro modo di suonare. Nick ha un altro modo di suonare la chitarra e Paul ha un altro modo di suonare la batteria.

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